Una rassegna attraverso i secoli
I primi passi della nuova “magia”
Nei primi anni dell’Ottocento Thomas Wedgwood, ceramista inglese di quel tempo, sperimentò l’utilizzo del nitrato d’argento, prima rivestendone l’interno di recipienti ceramici, poi immergendovi dei fogli di carta o di cuoio esposti poi alla luce dopo avervi deposto degli oggetti. Si accorse che dove la luce colpiva il foglio, la sostanza si anneriva, mentre rimaneva chiara nelle zone coperte dagli oggetti. Queste immagini, però, non si stabilizzavano e perdevano rapidamente contrasto se mantenute alla luce naturale, mentre riposti all’oscuro potevano essere viste alla luce di una lampada (a olio) o di una candela. Utilizzò anche il cuoio come materiale e sistemò dei fogli sensibilizzati all’interno di una camera oscura senza però ottenere alcun risultato. A causa della salute cagionevole non poté proseguire negli studi che nel 1802 l’amico Sir Humphry Davy descrisse sul “Journal of the Royal Institution of Great Britain”, annotando però che non era stato compreso il meccanismo per interrompere il processo di sensibilizzazione. La corrispondenza con James Watt, fa ritenere che nel 1790 – 1791 avvenne la prima impressione di un’immagine chimica su carta. Il 1839 è comunque l’anno in cui nasce la fotografia; possiamo definirla la tecnica e l’arte di creare immagini permanenti attraverso l’azione della luce su una superficie fotosensibile. Deriva dalle parole greche “phos” (luce) e “graphê” (scrittura o disegno), quindi letteralmente significa “disegno con la luce”. Oltre al significato tecnico, la fotografia può essere intesa come un’espressione artistica, uno strumento di documentazione e comunicazione, o un mezzo per catturare e preservare ricordi. Il 1839 è l’anno in cui Louis Daguerre presentò ufficialmente il suo procedimento, la dagherrotipia, all’Accademia di Francia. Tuttavia, la prima immagine fotografica nota, chiamata “Veduta della finestra a Le Gras”, fu realizzata da Joseph Nicéphore Niépce già nel 1826 con la sua tecnica chiamata eliografia. Louis Daguerre presenta ufficialmente il suo processo, la dagherrotipia, rendendo la fotografia un’invenzione ufficiale e con grande successo pubblico. Fotografare significa: « Disegnare con la luce ». E’ senz’altro l’arte che assieme ad una buona tecnica è in grado di creare immagini permanenti attraverso l’azione della luce su una superficie fotosensibile; in altre parole è l’abilità di riprendere sia figure statiche, proprie di un processo naturale come persone, animali, piante, oggetti, paesaggi, opere d’arte, sia figure dinamiche come fissare tecnicamente un particolare momento di una realtà mutevole, in generale avvenimenti e determinate manifestazione della vita colte nel suo scorrere. Lo scopo finale si prefigge di fissare fedelmente l’immagine e il ricordo, cercando di cogliere e talora sorprendere nella loro immediatezza, gli aspetti più significativi della realtà umana con una rappresentazione interpretativa che spesso va oltre la realtà. La fotografia è un modo per immortalare i ricordi. E’ la reminiscenza di un momento che è passato, lo fa rivivere nell’ istante in cui la stai guardando, rendendolo imperituro nel futuro. E’ chiaro che lo scatto fotografico, per noi sempre perfetto, vuol conservare momenti della nostra quotidianità senza volere dare a questo valori altamente tecnici; ci riferiamo alla quasi totalità degli scatti fotografici in posa o nella naturalezza più o meno rappresentata dalle abitudini quotidiane. Questo modo di gestire una moltitudine di scatti fa parte ormai del nostro quotidiano. Parlare di arte fotografica è tutt’altra cosa. Con molta umiltà si entra nella fotografia contemporanea in punta di piedi senza troppo osare su cosa siano veramente le fotografie artistiche. Nel 1826 Nièpce scatta quella che viene considerata la prima fotografia del mondo Ora passo dopo passo è considerata anche un’arte figurativa vera e propria, al pari della pittura e della scultura. Lo sviluppo dell’arte fotografica ha seguito da vicino le tendenze della pittura. Riassumendo in pochi sintetici passi, proprio come con un flash, potremmo dire che:
• La fotografia è la colonna sonora della nostra vita
• La fotografia in modo scenico è arte e documentazione visiva
• La fotografia è un mondo dove realtà e finzione scenica si fonde ad emozione e arte tecnica studio
• La fotografia è un crogiuolo di passioni ed intenti con protagonisti ben definiti
il protagonista è il fotografo e il mezzo è una macchina fotografica deputata a trasferire in concreto quanto da noi visto nella realtà o modificato con saggia manipolazione da quest’ultima. E’ evidente che la competenza tecnica fa la parte del leone con una rigorosa selezione di quanto vogliamo e sappiamo esporre. Origini antiche della fotocamera (400 a.C. – 1700) Aristotele osserva che la luce, passando attraverso un piccolo foro, proietta un’immagine: è il principio della camera oscura. Alhazen (Ibn al-Haytham) nel 1039 descrive in modo sistematico la camera oscura, fondando l’ottica moderna. Nel Rinascimento, Leonardo da Vinci studiando la riflessione della luce sulle superfici sferiche perfeziona la camera oscura (“Oculus Artificialis”), introducendo lenti e studiando la proiezione dell’immagine. Tra XVI e XVII secolo, studiosi come Cardano e Barbaro migliorano luminosità e nitidezza con lenti e diaframmi. A Gerolamo Cardano venne attribuito, nel 1550, l’utilizzo pratico di una cappella convessa per aumentare la luminosità dell’immagine, mentre il veneziano Daniele Barbaro, nel 1568, utilizzò una sorta di diaframma di diametro inferiore a quello della lente per ridurre le aberrazioni Nel 1727 Johann Heinrich Schulze scopre che il nitrato d’argento annerisce alla luce: nasce il concetto di materiale fotosensibile.
Origini antiche della fotocamera (400 a.C. – 1700)
Aristotele osserva che la luce, passando attraverso un piccolo foro, proietta un’immagine: è il principio della camera oscura. Alhazen (Ibn al-Haytham) nel 1039 descrive in modo sistematico la camera oscura, fondando l’ottica moderna. Nel Rinascimento, Leonardo da Vinci studiando la riflessione della luce sulle superfici sferiche perfeziona la camera oscura (“Oculus Artificialis”), introducendo lenti e studiando la proiezione dell’immagine. Tra XVI e XVII secolo, studiosi come Cardano e Barbaro migliorano luminosità e nitidezza con lenti e diaframmi. A Gerolamo Cardano venne attribuito, nel 1550, l’utilizzo pratico di una cappella convessa per aumentare la luminosità dell’immagine, mentre il veneziano Daniele Barbaro, nel 1568, utilizzò una sorta di diaframma di diametro inferiore a quello della lente per ridurre le aberrazioni Nel 1727 Johann Heinrich Schulze scopre che il nitrato d’argento annerisce alla luce: nasce il concetto di materiale fotosensibile.
La fotografia nell’Ottocento (1850 – 1900)
Si diffonde come strumento per ritratti, paesaggi, architettura e documentazione sociale. All’inizio dell’Ottocento, farsi ritrarre era un privilegio riservato a chi poteva permettersi un dipinto. La fotografia democratizzò l’immagine di sé, rendendola accessibile prima alla borghesia e poi alle classi popolari. I maestri del ritratto: Nadar (Gaspard-Félix Tournachon): A Parigi immortalò la grande élite culturale e artistica del tempo (Baudelaire, Delacroix, Victor Hugo). Nadar eliminò gli sfondi dipinti e gli oggetti di scena barocchi, concentrandosi sulla luce naturale, sul volto e sulla personalità del soggetto, realizzando veri e propri ritratti psicologici. Julia Margaret Cameron: In Inghilterra fu una delle figure più originali. Snobbò la nitidezza tecnica per abbracciare un’estetica pittorica, caratterizzata da un uso consapevole del flou (fuori fuoco) e da un’intensa carica emotiva e allegorica.
La Fotografia di Paesaggio
Il paesaggio rappresentò una sfida tecnica straordinaria per i fotografi dell’Ottocento. Con la tecnica del collodio umido (introdotta nel 1851), i fotografi dovevano preparare e sviluppare le lastre di vetro direttamente sul posto, trasportando pesanti apparecchiature e camere oscure da campo montate su carri o mule. Nascono i primi movimenti estetici: la fotografia non è più solo tecnica, ma anche arte. Si sviluppano processi come collodio umido, albumina, gelatina ai sali d’argento, che migliorano qualità e velocità
Novecento
Il XIX secolo è il momento decisivo: la fotografia diventa realtà. La fotografia costruisce la memoria culturale di una nazione. Diventa centrale nel giornalismo, nel reportage di guerra, nella documentazione scientifica e nella pubblicità. Si afferma come linguaggio artistico autonomo, con autori e correnti riconosciute nei musei. Nel corso del Novecento la fotografia ha smesso di essere una semplice copia della realtà. Diventa “fotografia a colori” diffondendosi con Kodachrome (1935) e processi successivi. La miniaturizzazione delle fotta un linguaggio d’arte autonomo, capace di sperimentare con la luce, i tagli visivi e i concetti, e di dialogare con le grandi correnti delle avanguardie. Non è una semplice copia del vero, ma uno strumento di denuncia, memoria e indagine sociale che abbandona i fronzoli del pittorialismo per abbracciare la vita di tutti i giorni, le crisi economiche e i grandi eventi storici.ocamere (Leica, Rolleiflex) cambia il modo di fotografare: più mobilità, più spontaneità. Il Novecento vede un’esplosione di innovazioni tecniche e stilistiche
# Diffusione della pellicola e delle fotocamere portatili. Sviluppo della fotografia a colori. Assistiamo alla nascita del fotogiornalismo e del reportage: la fotografia entra nei giornali e racconta guerre, società, politica. La fotografia diventa pienamente riconosciuta come arte, entra nei musei e nelle gallerie.
# Sviluppo della fotografia a colori La fotografia a colori nasce davvero quando il colore non viene più aggiunto a mano, ma registrato dalla luce. Questo avviene tra il 1861 e il 1935, con tre pietre miliari.Prima della vera fotografia a colori, esistevano dagherrotipi e stampe colorati manualmente con pigmenti, acquerelli o oli.
# Nascita del fotogiornalismo e del reportage La fotografia entra nei giornali e racconta guerre, società, politica ma questo non era “fotografia a colori” il colore veniva aggiunto dopo lo scatto e diventa pienamente riconosciuta come arte, entra nei musei e nelle gallerie. Il riconoscimento istituzionale della fotografia come linguaggio artistico avviene nel corso del Novecento, con tappe chiave che trasformano il medium da semplice documento tecnico a opera d’arte autonoma. Il momento decisivo è l’ingresso della fotografia nei musei, sancito in modo emblematico nel 1940 con la creazione del Dipartimento di Fotografia del MoMA di New York, che segna la sua piena legittimazione come arte contemporanea. La fotografia nasce nel 1839 come tecnologia di registrazione della realtà. Pittori e critici la considerano troppo meccanica, troppo riproducibile, troppo fedele per essere arte. Il primo movimento che rivendica la sua dignità artistica è il pittorialismo, che cerca di avvicinare la fotografia alla pittura attraverso scelte estetiche e manipolazioni del negativo.
# La fondazione del dipartimento fotografico del MoMA è la svolta la fotografia entra nei musei come opera d’arte e acquisisce valore di mercato e viene esposta accanto alla pittura e alla scultura, nasce così una vera storia dell’arte fotografica. Oggi la fotografia è presente:
a) nei musei d’arte contemporanea
b) nei musei storici come documento
c) in collezioni permanenti dedicate
d) in archivi digitali e istituzioni pubbliche
L’industria fotografica
La richiesta sempre pressante di materiali, strumenti e fotografie produsse un nuovo mercato di fabbriche e laboratori specializzati. La produzione di carta albuminata richiese l’impiego, nella sola fabbrica di Dresda, di circa 60.000 uova al giorno. I laboratori fotografici divennero delle catene di montaggio dove ogni compito era demandato ad un singolo individuo. Una persona si occupava della preparazione delle lastre, che venivano portate al fotografo per l’esposizione e in seguito assegnate ad un altro collaboratore per lo sviluppo. Infine, le lastre quando pronte venivano portate per il fissaggio conclusivo in un’altra stanza. Erano inoltre presenti delle assistenti per accogliere i clienti e indicar loro la posa più opportuna. Il popolare formato a carte de visite fece nascere la moda dell’album fotografico, dove presero posto i ritratti di famiglia e spesso anche di famosi personaggi dell’epoca. In America si vendettero oltre mille fotografie dell’eroe di Fort Sumter, il maggiore Robert Anderson e in Inghilterra vennero prodotte un gran numero di immagini raffiguranti i reali.